Dom. Apr 6th, 2025

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 Le Borse europee chiudono toniche, spinte dalla bozza del piano di pace tra Russia e Ucraina

 La Russia non riesce a pagare agli investitori esteri le cedole sui bond in scadenza: parte ufficialmente il conto alla rovescia per quello che rischia di diventare un enorme default sul debito che metterebbe in ginocchio il Paese con ramificazioni globali. Il ministero delle Finanze russo ha dichiarato di aver emesso l’ordine di pagamento dei 117 milioni di dollari dovuti agli obbligazionisti dei due eurobond, da effettuare obbligatoriamente in dollari. Ma ha anche riconosciuto che quei soldi “potrebbero non raggiungere gli obbligazionisti”. E in effetti alcuni degli investitori ad oggi non hanno ricevuto le somme dovute. Tecnicamente, è però previsto un ‘periodo di grazia’ di 30 giorni che dà tempo fino al 15 aprile per scongiurare la dichiarazione ufficiale di default. Significherebbe l’insolvenza, farebbe scattare i contratti di assicurazione dal rischio-Paese, una raffica di rimborsi immediati impossibili per Mosca, che diventerebbe un paria del sistema finanziario come l’Argentina. Un ulteriore terremoto per un’economia già strozzata dalle sanzioni occidentali, dall’inflazione al 10% e dai costi della guerra in Ucraina. Ma anche, potenzialmente, per l’economia mondiale. Il solo debito in valuta estera di Mosca ammonta a 150 miliardi di dollari. E dal momento che la Russia, fino a prima della guerra, aveva un rating con livello d’investimento (quindi non speculativo) quei bond sono è in mano a fondi d’investimento sparsi per il mondo, assicurazioni, fondi pensione: non solo hedge fund. Una bomba ad orologeria che solo per 40 miliardi è debito pubblico: il grosso è costituito da bond di aziende russe popolari fra gli investitori occidentali come Gazprom (oltre 28 miliardi), Russian Railways (quasi 5 miliardi), Rosneft e Lukoil (2,5 e 2,3 miliardi rispettivamente), banche di primo piano come Vtb e Alfa Bank (2,3 e 2,1 miliardi), Vnesheconombank (3,8 miliardi), Sberbank (3 miliardi). Le Borse hanno prestato più attenzione agli spiragli di una soluzione negoziale alla guerra: Milano in forte rialzo (+3,34%), come Parigi (3,68%) e Francoforte (+3,76%), spread Btp-bund in calo a 150. In fondo il default russo è un po’ artificiale: non è che Mosca non ha soldi, è che la guerra si è estesa all’economia, le sanzioni hanno sequestrato oltre la metà delle riserve in valuta estera di Vladimir Putin, che ha risposto bloccando i flussi di valuta verso l’estero. Per il presidente russo, è l’argomento per dire che sono Usa e Ue ad aver “fatto default” verso Mosca: sarebbero loro ad essere “effettivamente falliti”. Anche il ministro delle Finanze, Anton Siluanov, ammettendo che il pagamento dei due bond con scadenza 2023 e 2043 “potrebbe non raggiungere gli investitori”, ha tentato di gettare la palla sul campo avversario: il pagamento sarebbe stato inoltrato ma la banca titolare dei conti in valuta estera non potrebbe versarlo oltreconfine, e ora dipende dalle autorità Usa. Mosca continua a finanziarsi al ritmo di mezzo miliardo al giorno con le vendite di gas all’Europa. Avrebbe anche 17 miliardi di diritti speciali di prelievo all’Fmi, che le pressioni Usa e Ue ancora non sono riuscite a bloccare. Ma quanto il rischio-insolvenza sia preso sul serio dagli investitori (e costituisca una efficace leva occidentale verso Mosca) lo testimonia l’agenzia di rating Fitch, che ha avvertito: il pagamento in rubli “costituirebbe un evento di default”. E ha ravvicinato il redde rationem al 2 aprile, perché neanche le cedole dei bond Ofz russi scaduti il 2 marzo non sono arrivate agli investitori esteri. Una minaccia che comincia ad agitare i russi: in fondo sono le stesse rassicurazioni di Putin – “l’economia della nazione sopravvivrà sicuramente” e tornerà il caos del 1998 – a rivelare i timori di Mosca. 

 Per quanto riguarda le materie prime hanno invertito la rotta, dopo un avvio in rialzo, tanto il petrolio quanto il gas. Il Brent cede lo 0,6% ed è sotto i 100 dollari (99,3) al barile. Il Wti registra un calo dello 0,5% e sfiora i 96 dollari al barile. Il prezzo del gas ad Amsterdam scende a 110 Mwh, dopo un’apertura a 117, con una flessione del 4,13%. A Londra il prezzo è di 266 penny per unità termica Mmbtu con una calo del 3% Tra i metalli, il nichel è tornato alle contrattazioni a Londra perdendo il 5%. Gli scambi sono durati pochi secondi e per un problema tecnico, relativo al tetto al ribasso pari al 5% posto alle quotazioni, le contrattazioni sono state nuovamente sospese. Sul fronte dei cambi è in recupero il rublo. La moneta russa che prima della guerra in Ucraina trattava a 75 sulla divisa americana, viene scambiata a 100 sul biglietto verde e a 110 sull’euro che a sua volta passa di mano a 1,10 sul dollaro.

Il prezzo dell’oro è in lieve calo. Il metallo con consegna immediata è quotato a 1.915 dollari, in flessione dello 0,15%.



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