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Il presidente, ex attore di successo, si rivelato la vera anima della resistenza contro l’invasione delle truppe di Mosca. E adesso diventato una sorta di eroe nazionale
Ci vuole coraggio ad essere Volodymyr Zelensky. Ogni volta che esce nel cortile del suo bunker di Kiev per registrare un video-selfie, rischia che un missile russo lo incenerisca. Ogni volta che d del pazzo, del criminale, del nuovo Hitler al presidente russo fa infuriare l’inquilino del Cremlino ancora di pi. Ogni volta che punta il dito sull’ignavia occidentale di chi protesta e non combatte, di chi non vuole garantirgli la no-fly zone sui cieli ucraini, offende i leader degli unici Paesi che potrebbero dargli una mano.
Zelensky, la barba e le occhiaie di chi soffre come tutto il Paese, stato determinante per sopravvivere a due settimane di guerra. Se avesse fatto come Ashraf Ghani lo scorso agosto a Kabul, se avesse accettato il passaggio offerto dagli americani, se non fosse entrato pi volte al giorno nei telefonini degli ucraini con i suoi messaggi anti-istituzionali, la storia sarebbe stata diversa. Ora saremmo qui a giudicare la sconfitta dell’Ucraina per implosione. Perch cos avrebbe dovuto andare, secondo Mosca e secondo quasi tutti quelli che guardavano alla fragile Ucraina dei litigi politici, della corruzione, delle correnti stabilite pi dai finanziamenti degli oligarchi che non dalle idee. Invece Zelensky rimasto, lui un attore, senza neppure i muscoli del palestrato, ha tenuto su la testa. Nessuno l’ha tradito, nessuno ne ha messo in dubbio la leadership. Venisse ucciso, esautorato oggi, la sua leggenda gli sopravviverebbe. Per questo, sembra, la squadra negoziale russa starebbe valutando di lasciarlo in carica, ma alle condizioni di Mosca. Bisogna piegare Zelensky per piegare l’Ucraina.
L’attore diventato presidente perch recitava in tv il ruolo di un professore eletto presidente per un video rubato in classe e diventato virale sui social. Zelensky sta tenendo insieme il Paese perch i suoi video sono virali. Dal successo di finzione arrivato a gradimenti, reali, altissimi. Il presidente con la T-shirt verde militare ha un’ottima squadra di ghost writer, un team che gli cura le uscite social che meriterebbe ogni giorno un premio, ma soprattutto ha il coraggio di essere Zelensky. L’uomo o il personaggio non importa, ormai tutt’uno. Integro, passionale, diretto, uno di noi. Non un cervellone, non un macho, non un paperone, il suo fascino di essere un uomo qualunque che nel momento decisivo fa la cosa giusta, eroica. Non c’ scuola politica che possa insegnare ad essere Zelensky, bisogna nascerci.
Solo ieri il presidente Zelensky stato attore, diplomatico e tribuno. Al mattino, mentre scendeva la neve, ha registrato un suo video, con la camera frontale del telefonino, e lui a capo scoperto che si lamenta perch questa la primavera che quest’anno tocca all’Ucraina, ma — e strizza l’occhiolino per uscire dalla metafora — vinceremo. All’ora di pranzo il momento diplomatico. In un’intervista alla tv americana Abc, si detto disponibile a discutere le richieste di Vladimir Putin. Tutte: Donbass, Crimea e adesione alla Nato. Ma sono pronto per il dialogo, non per la capitolazione ha chiarito. Possiamo trovare un compromesso sui territori occupati durante questa invasione e sulle pseudo-repubbliche del Donbass non riconosciute da nessuno tranne che dalla Russia. Dobbiamo solo decidere come vivranno questi territori. Anche sull’adesione all’Alleanza Atlantica Zelensky possibilista, come sempre stato del resto. Ho raffreddato la questione molto tempo fa, dopo aver capito che la Nato non disposta ad accettare l’Ucraina. Quindi se servisse a risparmiare vite, ad interrompere la carneficina, a restituire la pace, si potrebbe anche mettere nero su bianco.
A sera arrivato il momento tribunizio del presidente eroe in collegamento video con il Parlamento britannico. Ha pescato a piene mani da Shakespeare e da Churchill come avrebbe fatto qualunque sceneggiatore. Tra essere o non essere abbiamo scelto di esistere e vivere. Combatteremo fino alla fine, per mare e per terra. Combatteremo nelle foreste, nei campi e nelle strade. L’aula l’ha applaudito in piedi. Maggioranza e opposizione completamente conquistati e Westminster ha gridato Slava Ukraini, gloria all’Ucraina.
9 marzo 2022 (modifica il 9 marzo 2022 | 02:00)
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