La nota diffusa sul sito dell’Ubi, l’Unione Sindacale di base, parla chiaro, ed è destinata ad accendere più di una polemica. «Alcuni lavoratori dell’aeroporto civile Galileo Galilei di Pisa ci hanno informato di un fatto gravissimo: dal Cargo Village sito presso l’Aeroporto civile partono voli ‘umanitari’, che dovrebbero essere riempiti di vettovaglie, viveri, medicinali e quant’altro utile per le popolazioni ucraine tormentate da settimane da bombardamenti e combattimenti. Ma non è così! Quando si sono presentati sotto l’aereo, i lavoratori addetti al carico si sono trovati di fronte casse piene di armi di vario tipo, munizioni ed esplosivi. Di fronte a questo fatto gravissimo, i lavoratori si sono rifiutati di caricare il cargo. Denunciamo con forza questa vera e propria falsificazione, che usa cinicamente la copertura ‘umanitaria’ per continuare ad alimentare la guerra in Ucraina».
Nel chiedere di bloccare i carichi di armi, il sindacato ha indetto una manifestazione di protesta per sabato 19 marzo all’aeroporto Galilei. Parola d’ordine: «Dalla Toscana ponti di pace, non voli di guerra!».
Rifondazione: «Il ministro della Difesa riferisca in Parlamento»
«Vogliamo risposte e chiarimenti », chiedono in una nota Maurizio Acerbo, segretario nazionale Rifondazione Comunista, Ciccio Auletta, consigliere ‘Diritti in Comune’ e Giovanni Bruno della federazione di Pisa . «La cittadinanza ha il diritto di sapere che tipo di operazioni militari sta conducendo il proprio Paese, soprattutto quando una città presta i propri aeroporti diventando da una parte protagonista diretto del conflitto, dall’altra potenziale bersaglio. L’episodio di Pisa è gravissimo, e conferma amaramente le nostre preoccupazioni. Per questo, insieme alle deputate del gruppo ManifestA abbiamo già chiesto al Ministro della Difesa di riferire in aula e preparato una interrogazione parlamentare. Interrogheremo anche il Sindaco Conti perché non è ammissibile che chi governa la città non sappia, non dica o non s’interessi di ciò che sta accadendo e che riguarda tutti noi», conclude la nota.